Decreto 104/2018 | Approfondimento art. 3

Come abbiamo avuto modo di vedere finora, il Decreto 104/2018 con il quale in Italia abbiamo recepito la Direttiva Comunitaria 853/2017 (che modifica parte della 477/91), pone importanti ed interessanti modifiche al sistema burocratico in materia di armi.

Di particolare rilievo è l’art.3 di detto Decreto che, al comma 1, modifica ed integra in alcuni articoli importanti del T.U.L.P.S. (approvato con Regio Decreto n°773 del 18.06.1931)infatti, innanzitutto, al punto “A” sancisce la possibilità da parte di titolari di licenza di fabbricazione ex art.31 primo comma, di rottamare all’interno del loro sito, parti d’arma da loro fabbricate, seppur provviste di marcatura o segni identificativi. Chiaramente di queste operazioni verrà fatta trascrizione sul registro delle operazioni giornaliere di cui all’art.35.

Per l’utilizzatore finale dell’arma non vi è, probabilmente, la reale percezione di quanto sia utile una modifica del genere ma, per dare un’idea dell’impatto sugli armaioli, basti pensare al fatto che con l’entrata in vigore del Decreto 104/2018  anche i Centri Rifornimento Mantenimento (CE.RI.MANT.), enti appartenenti al Ministero della Difesa e titolati alla distruzione di armi e parti d’arma già matricolate, beneficeranno di una minore mole di pratiche burocratiche come conseguenza del minor numero di pezzi da rottamare.

Alla lettera “B”, l’art.3 del Decreto 104/2018 integra l’art.31 bis del T.U.L.P.S..

Questo articolo, riguardante la Licenza da intermediario, adesso al comma 2 va a prevedere un’ipotesi che in realtà prima sembrava essere esclusa a priori dal comma 1 e cioè la disponibilità materiale di armi e munizioni da parte del titolare di licenza . 

Questa comma va a chiarire come detti titolari di licenza, qualora in possesso di armi e munizioni relative all’esercizio della loro attività, debbano assoggettarsi agli art.35 e 55 T.U.L.P.S. e  cioè munirsi di un registro delle operazioni giornaliere.

L’ambiguità del comma 1 era data dal fatto che, come dicevamo sopra, all’art.31 bis poteva rifarsi chi “pur” senza avere disponibilità delle armi, sostanzialmente si occupava di commercializzarle previo rilascio di specifica licenza con validità triennale rilasciata dal Questore.

Questa proposizione concessiva (pur senza avere la disponibilità…)ha fatto sì che il taluni casi venisse adottata una interpretazione piuttosto limitante e cioè si dava per scontato che il richiedente licenza non dovesse avere la disponibilità delle armi come condizione assoluta.

Con questa precisazione, quindi, è stata fatta luce sul fatto che l’intermediario ha facoltà di possedere fisicamente armi e munizioni, a condizione che rispetti la normativa vigente alla stregua dei titolari di licenza di fabbricazione.

Molto interessante anche la lettera “C”.

Un passa avanti effettuato col tentativo di ridurre il carico di lavoro da parte delle Questure in materia di Avvisi di Trasporto armi ex art.34 T.U.L.P.S..

Il Decreto 104/2018 all’art.3 lettera “c”, difatti, sancisce che per il trasporto di armi e parti d’arma tra soggetti muniti di licenza di cui all’art.31,  l’obbligo è da assolversi mediante comunicazione  da effettuarsi almeno 48h prima della movimentazione, anche per via telematica (PEC)La comunicazione viaggerà al seguito delle armi movimentate.

Questa modifica, come dicevamo, ha l’ambizione di ridurre il carico di lavoro che grava sugli operatori delle Questure poiché “trasforma” l’avviso di trasporto in comunicazione da ritenersi autorizzata mediante il principio del silenzio/assenso. In sostanza, l’Autorità di P.S. nel peggiore dei casi, ha 48h di tempo per verificare eventuali motivi ostativi al trasporto e non autorizzarlo.

La lettera “D” dell’art.3,invece, modificando l’art.38 T.U.L.P.S. si rende più interessante per i detentori di armi.

Tali modifiche sono quelle che probabilmente hanno scatenato le ire e le fantasie dei c.d. “anti-armi”, come se essere l’anti-qualcosa fosse la soluzione a tutti i mali!

Fantasie che hanno colpito anche pseudo-luminari, opinionisti e sindacalisti di ogni natura e specie, fantasie che forse ambivano a condizionare il pensiero collettivo di tutti.

Mi riferisco alla supposizione per la quale, secondo detti luminari, per via della citata modifica fosse più facile ottenere un’arma addirittura persino da guerra.

In realtà la lettera “D” al punto 1 , come riporto anche in un articolo pubblicato su “Armi e Tiro” e che puoi leggere qui, altro non fa che recepire indirettamente generiche disposizioni dettate dal Codice per l’Amministrazione Digitale, Codice che va a ricollocare la burocrazia italiana nel terzo millennio, ricordandole che esistono strumenti utili ed efficaci per interfacciare il privato cittadino alla Pubblica Amministrazione, stiamo parlando semplicemente di PEC, di firma digitale e di identità digitale.

Per maggiore precisione va specificato che la lettera “d” parla solo di PEC, ma probabilmente è solo questione di tempo stante la complementarità di questi concetti.

Nell’ottica di una corretta applicazione dei dettami del CAD, la lettera “d”  punto “1” dell’art.3 Decreto 104/2018 mette nero su bianco che la denuncia dell’acquisto di un’arma va effettuata comunque entro le 72h anche mediante utilizzo di Posta Elettronica Certificata e quindi in alcun modo interviene rispetto l’iter procedurale relativo al rilascio di licenze di porto d’armi o di nulla osta all’acquisto e sottolinea, opportunamente,  come sia necessaria la denuncia anche di caricatori per arma lunga in grado di contenere più di 10 colpi o di 20 colpi se trattasi di arma corta.

Passando al punto “2” , invece,vediamo come si cristallizzi la durata di validità del certificato medico di cui all’art.35 comma 7, definendo che chiunque detenga armi da sparo senza essere in possesso di una licenza in corso di validità, è tenuto ripresentarlo ogni 5 anni eccezione fatta per coloro i quali sono titolari di licenza di collezione armi antiche (non specificando nulla in merito le rare e di importanza storica), e di coloro che sono autorizzati dalla legge a portare armi stabilendo, inoltre, che il quinquennio di riferimento inizi dalla data di scadenza di licenza di porto d’armi qualora questa non venga rinnovata e, importantissimo da ricordare, che il Prefetto, in mancanza di presentazione di detta certificazione medica PUO’ vietare la detenzione delle armi denunciate. 

Infine, la lettera “e” modifica in maniera importantissima l’art.43 T.U.L.P.S. che, finora, in combinato disposto con l’art 11 inibiva, senza eccezione alcuna, la possibilità di ottenere il rilascio di una licenza di porto d’armi sia caccia che sportivo, a chi aveva riportato determinate condanne.

Attualmente, l’art.43 T.U.L.P.S. viene modificato nella parte in cui da la possibilità, qualora sia intervenuta la riabilitazione, di ricusare il rilascio della licenza che non verrà più negata in automatico ma rilasciata salvo avvio di procedimento opportunamente motivato.

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