ARCHI E BALESTRE| Porto d’armi oppure no

Dura la anni la disputa su archi e balestre, in particolare sul fatto che necessitino o meno di un porto d’armi per l’acquisto, il trasporto e l’uso.

E’ doveroso riportare qualche nozione su questi due strumenti per meglio capire la risposta al quesito che, diversamente, sarebbe sbagliata!

Iniziamo dalla balestra.

L’invenzione della balestra viene rivendicata sia dai Greci che dai Cinesi. Ovviamente si tratta di strumenti che “richiamano” la balestra come la conosciamo noi poiché stiamo parlando del 400 a.C. per la versione greca chiamata “balista”.

La balista, una specie di catapulta per il lancio di pietre e frecce inizialmente di dimensioni ingombranti che, sembrerebbero, nel tempo essersi ridotte fino ad arrivare a quelle odierne.

Le rivendicazioni della Cina, invece, risalgono addirittura al 200 a.C., lo dimostrano reperti archeologici in bronzo di quell’epoca riguardanti meccanismi di sgancio. sono confortate a livello archeologico da meccanismi di sganciamento in bronzo prodotti attorno al 200 a.C.

Evidentemente i Cinesi devono essersi appassionati alla balestra perfezionandola nei secoli, infatti, Chu-Ko Liang, un guerriero cinese nato nel 181 d.C. ha ideato il modello di balestra a ripetizione. (Per approfondire c’è un bellissimo articolo a questa pagina.

Notizie dell’arco invece ne abbiamo già da reperti paleolitici quindi possiamo affermare che è molto difficile darli una paternità.

Ad ogni modo, tornando alle cose pratiche, seppur questi due oggetti nascevano come armi nel senso giuridico e pratico del termine, oggi non è più così e ci ha pensato (dopo non poche riflessioni) il Ministero degli Interni a chiarirlo con una circolare che trovi in fondo alla pagina.

In questa circolare si cristallizza, senza riserve, che la balestra è un arma impropria con le specifiche del caso: non è concesso il porto, è di libera vendita, non è soggetto a denuncia di detenzione ed è concesso il trasporto nel caso in cui ricorrano le condizioni del famigerato “giustificato motivo”.

Con la balestra è assolutamente vietata la pratica dell’attività venatoria.

Per quanto riguarda l’arco, invece, pur essendo indiscutibile la sua condizione di arma impropria al pari della balestra, la questione cambia poiché la legge nazionale n.157 del 1992 all’art.13, consente l’uso dell’arco come strumento di caccia su tutto il territorio italiano.

La previsione dell’arco quale strumento idoneo all’attività venatoria implica, però, che questa avvenga solo ad opera di persone in possesso non solo dell’abilitazione venatoria ma anche del porto d’armi uso caccia.

Ne consegue che è consentito il porto dell’arco solo alle medesime condizioni del fucile da caccia, e resta fermo il principio che lo vede vendibile liberamente senza doverne denunciare la detenzione.

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